Harp Gigs. 9 punti su cui riflettere se il tuo cachet è davvero basso e hai paura di mostrarti.

Quando un cliente cerca l’arpa, la cerca per aggiungere un tocco “luxury” ai propri eventi.

“Volevo qualcosa di particolare, di raffinato, di elegante”.

Il cliente che vuole l’arpa non cerca animazione generica, chiasso, baldanza o “uno strumento tanto quanto un altro”. No. Questo tipo di cliente vuole apparire dai gusti sofisticati, come una persona che cura i dettagli e l’estetica delle cose. L’arpa è lo strumento perfetto per questo tipo di eventi sempre meglio decorati, strutturati, organizzati, dai toni leggermente più moderati e composti.

Le braccia in aria, i trenini, le danze scatenate non ci appartengono.

Questo tipo di ambiente che fa da sfondo all’arpa, più le naturali complessità che girano intorno al trasporto, oltre che al costo stesso dello strumento e relativi accessori, palesa il fatto che se vorrai un’arpa al tuo evento dovrai spendere “qualcosa in più”. Gli arpisti, oltretutto, non sono tanti quanto altri strumentisti, proprio perché anche studiare l’arpa implica costi e fatica non indifferenti.

Perché allora alcuni arpisti non riescono a farsi rispettare? Il rispetto a cui mi riferisco non è quello della violenza dell’emergere in un ambiente molto affollato e competitivo, ma piuttosto un rispetto legato alla fatica e al maggiore impiego di risorse nella fase di studio e lavoro.

Resto ulteriormente colpito dal fatto che non solo gli arpisti o le arpiste hanno un cachet piuttosto basso per uno strumento “luxury” estremamente pesante e magari portato in una  location assurda perché inerpicata in cima ad una montagna o sotto il sole delle tre del pomeriggio, ma devono anche organizzarsi, il più delle volte, con una “seconda persona” (papà, fidanzato, collega o amico) che rinuncia al proprio tempo e magari a del lavoro per far guadagnare qualcosa alla figlia, al figlio, la fidanzata e così via.

Non c’è Nord o Sud. Io lavoro attivamente in Sicilia, ma tanti sono gli arpisti che mi hanno comunicato, lamentandosene ovviamente, quanto basso sia il cachet di chi suona l’arpa a Piazza San Marco a Venezia, ad esempio.

E inoltre, perché l’Hotel Lusso tanto decantato dall’agenzia in questione, mi paga così poco, rimborso incluso? In quel tipo di ambienti la stessa cifra magari è la mancia all’autista o al cameriere. Perché così poco, per così tanto tempo e così lontano?  

Stiamo oltretutto parlando di una scena tutta Italiana?

Seguo ormai da anni i forum e le attività di arpisti stranieri, in particolar modo americani, (seguo gli arpisti americani anche per la loro attitudine alla composizione di musica nuova per arpa, celtica o elettrica) e le regole che vigono in quel mondo di “GIGS” (così vengono chiamati i concerti meno impegnativi, gli intrattenimenti o le attività extra-concertistiche) sono ben chiare: Il cachet dell’arpista parte dai 500 dollari e può anche partire da una cifra superiore (seguo arpisti freelance che non prendono weddings sotto i 1000 dollari). Mentre il nostro ben più contenuto cachet contiene molto probabilmente anche le duemila richieste di sposi e organizzatori che altrove vengono pagate come extra.

Certo, in America i costi della vita da sostenere sono sicuramente molto maggiori, ma messi a confronto non c’è assolutamente paragone. Chi vuole farsi rispettare e propone un servizio ben organizzato, sa anche farsi pagare il giusto e la categoria è più rispettata.

Cosa fare allora? Ecco qualche consiglio che mi sento di proporre e discutere insieme:

1 Meno divismo.

L’arpista è molto orgoglioso circa il suo strumento, e spesso sente di essere sprecato in certe situazioni. Predilige situazioni più alte di una ordinaria cerimonia nuziale o un intrattenimento; magari sta pensando ad una audizione, un concerto o pianifica di andare all’estero. Bene, a maggior ragione: non farti sottopagare. Dai importanza al tuo lavoro, non prendere i due soldi e scappi perché tanto hai altro per la testa. E’ paradossale, ma proprio perché hai altro per la testa, non ti stai facendo rispettare, danneggiando l’intera categoria di tuoi colleghi che magari, non avendo il tuo stesso background economico famigliare devono lavorare con altro tipo di eventi per sostentare studi e spese.

2 Dai valore al tempo e alla fatica di chi ti aiuta nel trasporto

Proprio perché qualcuno ti sta aiutando, è come se stessero lavorando due persone. Un cachet troppo basso non è rispettoso nei loro confronti e nei confronti dei diritti del lavoratore in generale: dando per scontato chi ci sta aiutando, magari perché sappiamo che sarà sempre al nostro fianco ad aiutarci, rende il lavoro che state facendo estremamente sottopagato. Come non commettere questo errore? Valutate questo impiego come condotto da due lavoratori e non da un lavoratore accompagnato da un suo parente che gli fa un favore. In quel momento siete due lavoratori e state lavorando per qualcuno che probabilmente ne sta pagando solo uno e anche poco.  

Non dimenticare anche che trasportare un’arpa sa essere estremamente faticoso. Io sono magrolino e non mi aiuta nessuno nel trasporto, sento attivamente il peso dell’arpa su scale, mentre spingo il carrello etc. Negli ultimi tre anni ho danneggiato la vertebra cervicale prendendo l’arpa classica di peso dove non esistono pedane (al momento sono salvo solo grazie allo Yoga, che pago a mia volta). Nel mio servizio porto anche l’amplificazione e lo sgabello. Quando arrivo non ho nemmeno il tempo di respirare. Se ti stai evitando questa fatica perché è qualcun altro a trasportarti l’arpa, sforzati di proiettare questa terribile fatica su di te. Farti sottopagare sarà l’ultimo dei tuoi pensieri e francamente della concorrenza che si fa sottopagare te ne importerà ben poco.

3 Non avere paura di farti sgominare dai prezzi bassissimi della concorrenza  

L’arpista che viene “bloccato” subito perché economico, occuperà il suo spazio libero: vuol dire che quel giorno non sarà più disponibile. Non essendo più disponibile, tutti i clienti che quel giorno cercheranno un’arpa non potranno più fare affidamento all’ ”arpista economico”, che si è già impegnato per pochi soldi (e magari uscirà molto frustrato da questa sua scelta, anche se sui social posterà foto magnifiche di posti magnifici).

Questa Estate ho ricevuto anche fino a 4/5 chiamate per lo stesso giorno. Ero già impegnato io, erano già impegnati gli altri miei colleghi: tutta questa utenza ha dovuto scegliere altro. Quasi tutti gli eventi saltati quando ho preso il covid sono stati sostituiti con pianoforte e chitarra proprio perché tutti gli arpisti di mezza regione erano già impegnati. Siamo pochi.

4 Gli studenti si fanno sottopagare e ci fregano?

Mah! Devono essere studenti davvero molto scaltri, sia nel personal branding che nella gestione di amplificazione, pianificazione, esecuzione e molto altro. Molto più probabilmente non avranno ancora sufficiente esperienza e foto/video demo, non avranno un loro sito, non avranno niente di niente. Non so voi, ma io un cliente che “vuole l’arpa tanto per piazzarla li a vista” noncurante di chi la suoni preferisco perderlo.

Negli anni, per me, i clienti più esigenti e con le idee chiare sono diventati preferibili. Siamo più sulla stessa lunghezza d’onda e assecondare i loro gusti mi gratifica, è una sfida piacevole e costruttiva che genera altra competenza e nuova esperienza. Ovviamente non si può mai generalizzare e alcune richieste bisogna limitarle. Anche in questo caso, comunque, se ti riconosceranno come musicista esperto si fideranno di te.

5 Non avere paura di mostrarti

Non lavori per niente sul mostrarti, sul pubblicare video, belle foto, stories… Il tutto perché in testa e nello stomaco continua a ronzarti quello stupido concetto che verrai giudicato. Decidi allora di continuare a lasciarti trasportare dal fiume dei rimasugli di ciò che viene scartato da altri perché sottopagato, o dal passaparola di eventi nati nel “cerco un’arpa qualsiasi”, e via.  Non sarebbe molto più bello e gratificante se al posto di “cerco un’arpa” i clienti “cerchino te?”.

Se non sei nato con il piglio social ci sono tanti corsi base per principianti online, costano pochissimo (dai €9 ai €20) e ti danno quell’infarinatura base utile per cominciare ad uscire dagli schemi e differenziarti o particolarizzarti rispetto alla tua concorrenza standard. Domestika è un sito molto carino con tanti corsi sul personal branding e il digital marketing.

6 Io non suono certa musicaccia!

Ci sciogliamo un po’? Ok, non è il caso di perdersi nell’esecuzione di qualcosa che odiate, ma avvicinarsi ai gusti dell’utenza non è un gesto di cortesia, bellezza e, eventualmente, professionalità da parte vostra?

Proprio perché ho settorializzato la mia utenza, che anno dopo anno diventa sempre più particolare e raffinata, le richieste (anche pop, rock etc) sono davvero belle! Mi diverto ad imparare questi brani e il mio repertorio da intrattenimento cresce.

Non vorrete mica suonare la Ciaccona di Bach in un ristorante durante una cena? Nessuno oltretutto vi vieta di fare entrambe le cose. In questo momento sono circondato da mille richieste pop, ma al contempo sto studiando il concerto di Mozart perché potrei eseguirlo nei prossimi mesi.

7 Cura la qualità del tuo servizio

Ogni anno scopro qualcosa, del mio servizio, su cui devo ancora perfezionarmi e migliorare. Rifletti sulla qualità del tuo servizio? Cosa può renderti più appetibile? Dai importanza alla qualità della tua esecuzione o suoni distrattamente perché “tanto questa gente non ne capisce niente”? Ti siedi sulla prima sedia che trovi (e di sedie brutte ce ne sono in giro!) o porti il tuo panchetto? Ti vesti prendendo le prime cose che trovi o rispetti (almeno un minimo!) l’etichetta dell’evento formale in cui suonerai? Poggi gli spartiti sul leggio del bisnonno chitarrista elettrico amante dei Led Zeppelin, arrugginito e scassato, o ti sei munito di leggio nuovo di un tablet essenziale alla vista?

8 Amplificati

A meno che l’ambiente non sia piccolo e intimo e l’amplificazione risulti superflua, sappi che l’arpa probabilmente non si sentirà e tutti i tuoi sforzi saranno vani. E’ il caso di grandi cattedrali, di ristoranti all’aperto dall’acustica piuttosto svantaggiosa, spazi aperti con piscina (auguri), e così via…. Potrei fare mille esempi.

Munisciti di una piccola cassa con mixer incorporato: hanno un prezzo base di €250/€300, controlla sul sito THOMANN. Ovviamente procurati anche un microfono (io uso Schertler Professional). Raddoppierai i consensi; differentemente, salvo eccezioni sporadiche, vi sentirete poco.

“Al mio matrimonio c’era l’arpa ma non si è sentito un cavolo”.

Non avete idea di quante volte ho sentito questa frase dopo avermi sentito amplificato. Sono nel mio territorio solo da un paio d’anni.

9 Rispetta uno degli strumenti più belli e particolari di tutti i tempi

Sei un arpista. Suoni probabilmente lo strumento più bello del mondo. Non farti sfruttare, non farti usare, non svalutarti pensando di essere furbo abbassando il tuo compenso: guarda alla tua stessa categoria non come fatta di avversari, ma come fatta di colleghi con i quali collaborare e organizzarsi, nel rispetto e nella dignità del lavoro.

Per approfondire le tematiche affrontate in questo articolo resto a disposizione del lettore al seguente contatto: fabiorizza@live.it  – magari una ripubblicazione con le vostre risposte potrebbe essere interessante.

Buon lavoro!

Fabio Rizza

Una risposta a “Harp Gigs. 9 punti su cui riflettere se il tuo cachet è davvero basso e hai paura di mostrarti.”

  1. Condivido pienamente tutti i punti dell’argomento. Studiare e suonare l’Arpa è molto molto impegnativo sotto tutti i punti di vista.
    Ottimi i consigli di un Professionista molto competente. È anche una questione di dignità valorizzare il proprio difficile lavoro.

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